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S. Brambilla, Caratteristiche culturali e bibliologiche del progetto

Uno dei principali intenti del progetto "Marginalia" è quello di verificare se si possa pensare al "postillato a stampa" come categoria libraria e se sia dunque possibile isolare per questa particolare categoria libraria degli "standard", sia dal punto di vista della metodologia descrittiva, sia da quello della terminologia adottata.

Questo intervento si propone quindi di analizzare il nucleo metodologico del progetto "Marginalia" per quanto attiene nello specifico allo studio delle postille e alla loro descrizione. Ho ritenuto opportuno, in questo senso, fornire un breve schema riassuntivo dei principali referenti cui ci si è appoggiati per isolare le modalità descrittive (cfr. Tabella 1 – si tratta dei contributi di Roger Stoddard, Paul Saenger, Bernard Rosenthal e Nicolas Barker, elencati in quest'ordine solo perché funzionale all'analisi che andremo a fare) e il modello per la descrizione delle postille adottato nel progetto "Marginalia" (Tabella 2).

Il modello è relativo alla sola sezione "postille", poiché questo è il vero "nucleo" di "Marginalia"; per ogni esemplare censito, infatti, prima della sezione postille si dà anche una succinta sezione "bibliologica", che non serve tuttavia analizzare nel dettaglio poiché l'identificazione del pezzo viene fatta essenzialmente con il riferimento alla scheda IGI e ai principali repertori, mentre la descrizione materiale è ridotta al minimo poiché esula dagli scopi del progetto "Marginalia". Fanno eccezione gli elementi che possono contribuire all'analisi delle postille, ad esempio le dimensioni dei fogli e dello specchio di stampa, che danno anche un'esatta determinazione della grandezza dei margini, informazione tutt'altro che secondaria, poiché, come sembra suggerire una prima indagine su postillati di vari formati, spesso la tipologia degli interventi, la loro stessa collocazione e il modulo della scrittura dipendono proprio dalla disponibilità di spazi bianchi su cui scrivere.

Un altro chiarimento importante: il modello di griglia descrittiva qui presentato fa da supporto categorizzante alla fase di analisi del singolo esemplare, ma verrà successivamente trattato in formato elettronico non secondo una codifica per campi come in un database, come potrebbe far pensare l'impostazione per tabelle della griglia, ma tramite una codifica dichiarativa in formato TEI/XML (cfr. C. Colombo, Codifica TEI/XML applicata alla descrizione di incunaboli postillati; A. Cordone, Strumenti open source per la gestione di documenti XML).

Innanzitutto una doverosa precisazione: fra i tanti marks che Roger Stoddard ci ha insegnato essere presenti sugli antichi testi a stampa (cfr. tab. 1.a – i marks of manufacture, dai supporti alle tracce del lavoro di bottega – i marks of provenance, come ad esempio note di possesso, segnalazioni di commercianti o di donatori – i dockets, cioè tutti gli elementi relativi a questioni di diritto, dall'autenticazione alla segnalazione di copie ufficiali, alla censura ecc. – la decoration, cioè la presenza di rubriche, miniature, iniziali colorate ecc.), la ricerca privilegia i marks of use, cioè gli elementi che permettono di rintracciare nel singolo oggetto bibliologico la fruizione, sporadica o continua, di uno o più lettori. Senza dimenticare, tuttavia, che, come ha chiarito Paul Saenger, non sempre la presenza di elementi manoscritti sugli incunaboli corrisponde a una effettiva "lettura" dei volumi, e che, specie per i primi testi a stampa, una fitta serie di elementi manoscritti, dai segni che gli antichi chiamavano di prosodia (accenti, diastole verticali) a quelli di postura (la punteggiatura: punti fermi, interrogativi, segni di citazione), dall'introduzione di maiuscole, segni di paragrafo, numerazione dei fogli, titoli correnti a quella di aiuti per lo studio (maniculae, notabilia, numerazione ridondante, diagrammi schematici) è riconducibile alla fase della "confezione materiale" dell'esemplare e non a quella della sua fruizione intesa nel senso moderno del termine (non a caso Saenger riconduce questi interventi alla figura di un "revisore-copista" e non a quella di un "lettore"). Va anche notato che il progetto "Marginalia" si pone su una linea diversa da quella di Paul Saenger: mentre infatti Saenger (tab. 1.b) propone una griglia descrittiva analitica per una descrizione degli incunaboli che tenga conto di tutte le loro caratteristiche materiali, il progetto "Marginalia", come si è detto, privilegia una descrizione "dinamica" che si concentri sulla fruizione del pezzo. Questo è dunque il motivo per cui alcuni elementi, come il supporto, la descrizione della legatura, eventuali tratti codicologici, per i quali il modello di scheda di Saenger prevede una fitta tipologia di campi analitici, nella sezione bibliologica di "Marginalia" sono indicati in maniera estremamente sintetica; mentre, d'altro lato, la classificazione analitica è riservata alla sezione postille, distinte per mano: si crea cioè una diversa sezione postille per ogni singola mano riscontrata nel pezzo, privilegiando dunque l'intervento del singolo come principale linea di discrimine per la descrizione.

Il postillato come categoria libraria pone non pochi problemi di analisi, e non solo per la mancanza di una terminologia specifica comune cui appoggiarsi, ma anche e, forse, soprattutto, per l'elevato grado di "individualità" del materiale, che, per l'aspetto dinamico dell'interazione testo-postilla, non sempre si piega a una rigida classificazione. Infatti la creazione di uno "standard" descrittivo dei vari livelli di interazione testo-lettore è ancora in una fase molto fluida e, forse (fortunatamente?), non potrà mai essere "ingabbiata" in modelli eccessivamente rigidi, se è vero che lettura e studio sono prima di tutto un'operazione personale e, quindi, difficilmente ripetibile con le stesse modalità da parte di individui diversi. In questo senso è interessante notare come, accanto alla mancanza di una codifica rigorosa delle procedure descrittive, chi si è occupato di materiale di questo genere abbia sempre lamentato anche la "difficoltà di ridurre a uno schema" la metodologia descrittiva e, in taluni casi, l'impossibilità di raggiungere uno standard. Emblematico il caso del catalogo Rosenthal (tab. 1.c), la cui scheda descrittiva, nella sezione dedicata alle manuscript annotations, solo raramente prevede categorie chiuse, lasciando invece ampio spazio a descrizioni "personalizzate" degli interventi. Dopo una segnalazione precisa delle dimensioni fisiche delle postille (extent and size), esso prevede infatti una descrizione della scrittura distinguendo elementi oggettivi (nomenclature, period, place, language), ma non sempre gli interventi relativi all'una o all'altra mano, e una descrizione delle postille che dia invece, e qui cito fedelmente dall'introduzione al catalogo, solo characteristic examples, che faccia riferimento al context delle note, che non sia exhaustive, ma che, in ultima analisi, possa dare una sorta di "ritratto", di "fisionomia" del postillatore.

Il catalogo Rosenthal, quindi, sembra dimostrare che la registrazione delle postille solo in alcuni casi è realmente "schematizzabile", mentre in altri necessita di una descrizione più ampia e "ad hoc". Ed è altrettanto significativo notare come una prima operazione di sintesi, con una suddivisione per categorie della tipologia di interventi più diffusi e, conseguentemente, con un primo tentativo di stabilire una terminologia specifica per ogni singolo intervento, sia stata portata avanti da Nicolas Barker proprio su materiale analitico molto più ampio, come appunto il catalogo Rosenthal (tab. 1.d). Barker propone infatti 20 categorie interpretative delle postille descritte nel catalogo Rosenthal, elencate in ordine decrescente per numero di occorrenze nel catalogo: da quelle maggiormente presenti (commentary, students' notes, non authorial additions, gloss) a quelle presenti in numero minore (sermon notes, acting text, law book). In questo senso il suo studio si pone come "l'altra faccia della medaglia" del catalogo Rosenthal: esso cioè fornisce una serie di "chiavi" di interpretazione per percorrere quel catalogo privilegiando non la "fisionomia" del singolo postillatore o del singolo postillato, ma la "tipologia di intervento" riscontrata su più di un esemplare. È altrettanto evidente, tuttavia, che una descrizione che puntasse solo su una registrazione "sì/no" della tipologia di intervento presente nelle postille (ad esempio, solo "commento" o solo "glossa"), ben poco direbbe sulla fisionomia del postillatore. Dalle due esperienze citate pare dunque di poter concludere che nella descrizione del postillato analisi e sintesi debbano completarsi a vicenda.

Date queste premesse, veniamo ora a un'analisi più dettagliata del modello di descrizione proposto, tenendo presente che, in presenza di due o più mani, viene compilata una sezione "postille" per ogni singola mano progressivamente rinvenuta nell'incunabolo; ciò consente infatti di seguire non solo la stratificazione di letture successive, ma anche gli interessi e le modalità di lettura dei singoli individui e segna una delle principali differenze dal catalogo Rosenthal, che, anche quando distingue le mani, tratta gli interventi manoscritti di più mani in una sola sezione.

La sezione "postille" si apre con 4 tabelle che riuniscono alcune indicazioni "il più possibile oggettive ed esaustive": strumento di scrittura (tab. A1: lapis, penna, altro), colore dell'inchiostro (tab. A2: bruno chiaro o scuro, nero, rosso, grigio, altro), lingua (tab. A3: greco, latino, volgare, altro) e datazione degli interventi (tab. A4). La determinazione "il più possibile oggettive" non è superflua, perché chiunque si sia occupato dello studio di note manoscritte sa quanto sia difficile, in alcuni casi, distinguere una mano dall'altra in presenza di ductus diversi e datare le mani, specie se mancano indizi interni (ad esempio, il riferimento a una precisa edizione di un testo, o il ricordo di un fatto storico). Il tentativo, comunque, è stato fatto e si tratta in ogni caso di tabelle "esaustive", cioè in grado di dare per ogni singola voce "tutto quanto si può dare" con una semplice indicazione del tipo "sì/no".

Anche la tabella B, relativa al posizionamento degli interventi, è "oggettiva ed esaustiva": essa cioè registra, anche in questo caso con una semplice indicazione "sì/no", la presenza di note in interlinea, nel corpo del testo, nei margini (esterno, interno, superiore, inferiore), su eventuali interfolii, su carte aggiunte (a inizio o fine volume), sulle carte di guardia e sui risguardi. Interessanti in questo senso, il rapporto fra le dimensioni dei margini e la distribuzione/tipologia e il corpo delle note, e quello fra la collocazione degli interventi e la loro natura: i commenti, ad esempio, come ha già notato Bernard Rosenthal, non sono in genere mai interlineari, mentre in questa posizione si rinvengono correzioni, sinonimi, traduzioni e altre note "brevi" e strettamente legate alla correttezza del testo e alla sua interpretazione. Le note, anche se lunghe, vengono vergate in genere su una stessa carta; testi più ampi (commenti, brani di altre opere, documenti di varia natura, a volte non strettamente legati al testo ma al suo ambito di circolazione) sono trascritti su interfolii o carte aggiunte. Una categorizzazione che distingua analiticamente i luoghi nei quali si rinvengono le postille sembra dunque un utile strumento interpretativo.

Le tre tabelle successive, invece, il vero nucleo della descrizione delle postille, non sempre si possono definire "oggettive" ed "esaustive". Esse registrano gli interventi prendendo in considerazione criteri sia quantitativi (tab. C1 e C2), sia qualitativi (tab. C3).

Le tabelle C1 e C2 "incrociano" infatti due tipi di informazioni quantitative: la quantità vera e propria delle postille su ogni singola carta (fitte, limitate, rare) e la distribuzione delle postille nell'intero testo (incunabolo integralmente postillato, postillato limitatamente ad alcune sedi, scarsamente postillato). Per quanto la definizione di una o dell'altra tipologia di intervento possa essere, ma solo entro certi limiti, opinabile (non sempre è facile, ad esempio, stabilire la differenza fra postille "fitte" o "limitate", e in questo senso una soluzione diversa e almeno in parte condivisibile è il "conteggio" delle parole adottato da Rosenthal, punto 1 della tabella), la fotografia dell'incunabolo che si ricava dall'esame di queste due tabelle consente, anche in assenza dell'originale, di farsi un'idea sufficientemente precisa non solo della percentuale di testo "annotato", ma anche, a volte, della probabile tipologia di intervento e in alcuni casi degli interessi specifici del postillatore. Ad esempio, in un incunabolo che presenti postille rare e distribuite uniformemente sull'intero testo o in alcune parti di esso, con ogni probabilità potremo aspettarci un intervento a inserire notabilia, mentre in un incunabolo fittamente e uniformemente postillato sarà più probabile un riassunto continuo del testo o un suo commento. Un esempio del primo caso può essere l'incunabolo Triv. Inc. A1, Boezio, De consolatione philosophiae con il commento dello Pseudo Tommaso, stampato a Norimberga da Anton Koberger nel 1476, che presenta interventi (mano 1) in inchiostro rosso limitati ai fascicoli iniziali del volume, contenenti l'opera di Boezio, e volti a segnalare la tipologia dei vari metri boeziani; le postille si rinvengono solo in corrispondenza delle parti in versi. Per il secondo caso, invece, si può citare Triv. Inc. A36, Statuta civilia civitatis Mediolani, Milano, [Ambrogio da Caponago], 1498, in cui la mano 1 distribuisce fittamente le postille su tutto il volume, al punto che alcune pagine ne sono interamente coperte. Esse, spesso separate le une dalle altre da righe orizzontali, a una lettura analitica si rivelano commenti o richiami ad altre parti dello statuto o ad altri statuti. La distribuzione materiale delle postille, inoltre, facilmente denota interessi specifici del postillatore, specie quando i fascicoli in cui si rinvengono contengono opere precise o singoli libri o capitoli di opere: la descrizione, in questo caso, non sempre si può limitare a una semplice indicazione "sì/no", dimostrandosi a volte più efficace un breve commento sulla disposizione delle postille. In ultima analisi, quindi, le indicazioni quantitative, anche se in qualche caso non del tutto "oggettive", possono comunque essere considerate "esaustive", dato il sufficiente livello di precisione con cui descrivono gli interventi.

Non del tutto "oggettiva", invece, proprio perché strettamente legata alla personalità del postillatore, e certo non "esaustiva" data l'impossibilità di trascrivere integralmente le postille o anche soltanto tutte le più significative, è la tabella C3, cioè quella dedicata a descrivere la tipologia degli interventi. Una categorizzazione di fondo, comunque, è stata definita, e distingue per ora sei tipi specifici:

Un confronto con altre forme di categorizzazione, in primo luogo quella condotta da Nicolas Barker sugli incunaboli della collezione Rosenthal (tab. 1.d), fa subito notare che si è fortemente limitato, almeno per ora, il numero delle categorie proposte, cioè delle chiavi interpretative con le quali successivamente "interrogare" il censimento elettronico, lasciando al contempo la possibilità di aggiungere nuove categorie (per ora inserite nella voce "altro"). Questa linea operativa "prudenziale" è stata suggerita dalla necessità di "testare sul campo" la funzionalità della terminologia prima di impiegarla come categoria descrittiva; ci si è per ora limitati quindi alle sei categorie proposte, che sembrano sufficientemente controllabili.

All'interno delle sei macrocategorie, che prevedono in ogni caso una lettura ampia o integrale delle postille preliminare alla loro descrizione, il maggiore o minore grado di dettaglio con cui gli interventi sono descritti varia inevitabilmente da caso a caso, ma tiene sempre presenti due necessità: quella di commentare gli interventi fornendo esempi dei casi più significativi, poiché una semplice registrazione "sì/no" per ognuna delle voci ben poco direbbe sulla fisionomia del postillatore, e quella di localizzare gli esempi citati, in modo da renderli facilmente reperibili durante la consultazione dell'incunabolo. Si è cercato in questo senso di valorizzare l'efficacia di descrizioni come quelle del catalogo Rosenthal, davvero "parlanti" quanto alla capacità di dare in poche righe un "ritratto" del postillatore, risolvendo al contempo il problema dell'impossibilità pratica di percorrere un volume come quello per categorie "standard". Le sei macrocategorie consentono infatti un sondaggio iniziale e quindi, anche in presenza di descrizioni analitiche non sempre "standard", già una prima possibilità di "scrematura" del materiale per tipologia. Ulteriori categorie oltre a quelle proposte verranno certamente da uno studio sintetico sulla raccolta ultimata alla luce di indagini come quella di Barker.

Nelle descrizioni delle singole categorie, particolare attenzione è stata dedicata agli aspetti contenutistici, tenendo presente che sono molto difficili da definire e da esemplificare gli interventi molto estesi (commenti, riassunti, testi aggiunti ecc.) o molto numerosi (riferimenti ad altri autori, rimandi, collazioni, emendazioni, note linguistiche ecc.), poiché entrambi impossibili da riportare "in toto". In questi casi si è cercato di dare degli esempi il più possibile indicativi, trascrivendo quando necessario incipit e explicit dei testi più ampi o riassumendoli, citando almeno i nomi degli autori segnalati nelle note di commento, riportando qualche esempio di commento linguistico o collazione, segnalando la tipologia di intervento più diffusa, cercando cioè, anche se a grandi linee, di dare un "ritratto" parlante del postillatore. Cito un solo esempio: Triv. Inc. B105, che riunisce Leonardo Bruni, Historiae Florentini populi, e Poggio Bracciolini, Historia Florentina, entrambi in italiano, Venezia, Jacques Le Rouge, 1476, è fittamente postillato nei libri i-ix dell'opera del Bruni con interventi di studio che riassumono quasi integralmente tutto il testo; basta tuttavia la segnalazione di qualche sporadico intervento di commento, comunque presente, per chiarire gli interessi specifici del postillatore, certamente un cittadino fiorentino molto sensibile alla questione della florentina libertas.

Per quanto riguarda i disegni o i diagrammi, inoltre, si sono registrati i segni caratteristici dei postillatori, elementi a volte davvero "individuali" e tali da consentire allo specialista l'identificazione della mano. Ad esempio, sono peculiari dell'annotatore (mano 1) gli interventi in Triv. Inc. A34, Cesare, Commentarii, Roma, in casa di Pietro Massimo [Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz], 1472: la nota "Att(ende) gram(aticam)" (es. cc. k4v, k7v) e la nota "diligentia Caesaris", spesso seguita da un grande asterisco (es. cc. a2r, a2v, a3r, a8r, c4r), che in altri casi è affiancato a commenti diversi o a righe di testo e probabilmente usato per richiamare l'attenzione su punti ritenuti interessanti. Ancora, in Triv. Inc. A51bis, Plinio, Naturalis historia, Venezia, Marino Saraceno, 1487, la mano 2 inserisce notabilia spesso seguiti o preceduti da tre puntini.

Alle tabelle C1-C3 segue poi la tabella D, che, secondo il modello del catalogo Rosenthal, per ogni mano significativa fornisce la trascrizione integrale di un intervento e la riproduzione fotografica della mano, così da consentire allo studioso che abbia ravvisato nella scheda elementi di interesse un confronto immediato con il ductus. La tabella è strutturata in due parti: nella parte sinistra si riporta, preceduto dalla sua localizzazione nell'incunabolo, il testo cui si riferisce la postilla, accompagnato dal riferimento a un'edizione moderna, quando esistente; nella parte destra, invece, si riporta la postilla, con lo scioglimento delle abbreviazioni e l'inserimento di punteggiatura, maiuscole e minuscole e segni diacritici. Il trattamento elettronico di questa parte della scheda permette di passare dal testo all'immagine, come si mostrerà negli interventi successivi.

L'ultima tabella, infine, è dedicata all'identificazione del postillatore e a eventuale bibliografia analitica. Se l'identificazione precisa è possibile solo in pochi casi, il ductus della scrittura, l'utilizzo della lingua (specie se volgare), il riferimento a fatti o realtà precise sono comunque elementi importanti, che possono contribuire a un'identificazione futura e che per questo vengono registrati. Segue, non necessariamente in tutte le schede, un campo "altre osservazioni" per la descrizione di inserti, allegati e altri elementi utili da segnalare.




REFERENTI PER IL MODELLO DI SCHEDA DESCRITTIVA

 

a. STODDARD

b. SAENGER

c. ROSENTHAL

d. BARKER

1. marks of manufacture

2. marks of provenance

3. marks of use

- reading notes

- technical notes

- gratuitous notes

4. dockets

5. decoration

1. Shelfmark

2. Author and title

3. Support

4. Added texts and

codicological details

5. Decoration

6. Non red readermarks

7. Marks of ownership

8. Binding description

9. Copy specific printing

or assemblage errors

10. Reparation

[…]

author / work

illustration / typography

manuscript annotations

1. extent and size

2. handwriting

- nomenclature

- period

- place

- language

3. description

- characteristic examples

- context

- not exhaustive

provenance

condition

references

------------------

reproduction

1. Commentary (in some cases

interleaved) 46

2. Students' notes 15

3. Non authorial additions 15

4. Gloss 15

5. Convenience notes 11

6. Translation 10

7. Textual criticism 10

8. Authorial additions 8

9. Paraphrase as an aid

to comprehension 7

10. Philological, grammatical

and linguistic notes 6

11. Replacement of missing

leaves in facsimile 3

12. Classroom notes

(not dictated) 2

13. University notes (not from

lectures) 2

14. Paraphrase and

commentary 2

15. Text supplied to printed

commentary and

vice versa 2

16. Lecture notes 1

17. Censorship 1

18. Sermon notes 1

19. Acting text 1

20. Law book 1

 

Elenco delle abbreviazioni:

  • Barker = N. Barker, The Annotated Book, "The Book Collector", estate 1998, 161-75.

  • Rosenthal = The Rosenthal Collection of Printed Books with Manuscript Annotations. A catalog of 242 editions mostly before 1600 annotated by contemporary or near-contemporary readers, New Haven, Yale University, 1997.

  • Saenger = P. Saenger – M. Heinlen, Incunable Description and its Implication for the Analysis of Fifteenth-Century Reading Habits, in Printing the Written Word, ed. by S.L. Hindman, Ithaca, Cornell UP, 1991.

  • P. Saenger, The Implications of Incunable Description for the History of Reading Revisited, "The Papers of the Bibliographical Society of America", 91 (december 1997), 495-504.

  • Stoddard = R.E. Stoddard, Looking at Marks in Books, "The Gazette of the Grolier Club", New Series, 51 (2000), 27-47.



  • "MARGINALIA": SCHEDA DESCRITTIVA – SEZIONE "POSTILLE"

    A1. Strumento di scrittura

    Lapis

    Penna

    Altro

    A2. Inchiostro

    Bruno chiaro

    Bruno scuro

    Nero

    Rosso

    Grigio

    Altro

    A3. Lingua

    Greco

    Latino

    Volgare

    Altro

    A4. Datazione

     

     

     

     

    B. Posizionamento

    Interlinea

    Corpo del testo

    Margini

    • interno
    • esterno
    • superiore
    • inferiore

    Interfolii

    Carte aggiunte

    • all'inizio
    • in fine

    Carte di guardia

    Risguardi

    C1. Quantità

    Fitte

    Limitate

    Rare

    C2. Distribuzione

    Integralmente postillato

    Postillato limitatamente

    ad alcune sedi

    Scarsamente postillato

    C3. Tipologia

    Collazione

    Emendazione

    Commento

    Note linguistiche

    Disegni o diagrammi

    Altro

    D. Trascrizione

    Testo

    Fotografia carta

    Postilla

    E. Identificazione del postillatore

    Bibliografia

    Osservazioni varie



    @ 2001 marginalia

    Questa pagina θ stata aggiornata il 10.II.2002
    da Alberto Cordone